Il Giro a Milano

Un sito alla deriva, una macchina fotografica nell’armadio.
Domenica di sole, il Giro che arriva. Cambiamo aria!

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Milano City Marathon 2010

Milano City Marathon 2010

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La prima volta

La prima volta è un misto di tensione ed euforia. Può essere preparata a lungo, altre volte arriva quando meno te l’aspetti. Avrei voluto potermi preparare al meglio, ma non andò così. E quando l’ho creduta vicina ho sentito questo sogno sfumare, sfuggermi dalle mani. Poi gli eventi, rapidi in poche settimane, che hanno reso questa prima volta così speciale. Inaspettata.

E quando ti ritrovi lì, non sai neanche come, sei spaesato. La prima volta sai quando comincia, ma non quanto durerà. Basta arrivare con un pizzico di voglia di scoprire e scoprirsi.

La prima volta è stata esaltante: una partenza lenta, con l’idea che tutto possa subito finire. Poi uno via l’altro, i cartelli che passano accanto, le incredibili sensazioni positive che divampano, il ritmo che si fa più sostenuto, fino alla fine.

La prima volta è anche tirarsi il Gatorade in faccia, passare per le strade che conosci a memoria ma che non hai mai visto così deserte e ora senti tue.

La mia prima volta non riesco a raccontarla in qualche riga sul web, ma ne serberò sempre il ricordo ed il sorriso che ancora adesso mi accompagna. Un turbinio di sensazioni in contrasto: dall’idea che possa essere un’effimera illusione, alla consapevolezza di concluderla. Fino allo stupore, nello scoprire che è durata meno del previsto.

Inebriante, il sordo e compatto rumore del fiume di scarpette che invadono la strada intorno a te.

La mia prima volta è stata a Milano, il 5 aprile 2009. 21,097 km di endorfine.

Milano, 5 aprile 2009

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Idoneità

Questa mattina, dopo qualche giro tra una stanza e l’altra con incontri particolari come un tubo di cartone largo due dita da tenere in bocca in cui soffiarci dentro (ripetuto quattro volte…), un gran bel timbro, di quelli da film o da peggiori incubi, imprimeva a caratteri cubitali su un foglio con un po’ di miei dati:

IDONEO

Sono entrato in un nuovo mondo, e ho già fissato il primo obiettivo!

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Tecnica e sperimentazione

Storia di una misura

Si voglia misurare una distanza non nota, dell’ordine di grandezza che va da qualche centinaio a qualche migliaio di metri, con un’incertezza massima di una ventina di metri per chilometro circa, con un minimo di una decina di metri.

Il problema ha tenuto banco per un po’ nella mia testa, poichè avevo – e ho – bisogno di misurare le distanze percorse mentre sono impegnato a (cercare di) correre. Ho bisogno di misurare distanze medio-lunghe, posso accettare un’incertezza di una ventina di metri per chilometro. Al momento non mi serve misurare distanze più brevi, anche se in futuro avrò bisogno di distanze inferiori, pari a qualche centinaio di metri. Vorrei quindi limitare l’incertezza, in questi casi, ad una decina di metri al massimo.

Scarto immediatamente ipotesi come l’uso di nastri o metri che posso avere a disposizione, otterrei da essi misure eccessivamente imprecise e comunque troppo difficili da eseguire e tenere sotto controllo.  Non ho accesso ad alcuna rotella o ruota metrica e scarto l’idea di procurarmele: la misurazione dei tratti di interesse non è sempre agevole (potrei avere necessità di misurare tratti trafficati).

Mi viene in mente di aver letto, quasi come una curiosità, che le maratone vengono misurate utilizzando una bicicletta dotata di contachilometri. Appositamente calibrato, ovviamente. E, giacchè la riproducibilità dello strumento è piuttosto bassa a causa dei numerosi ingressi modificanti, la calibrazione è da ripetere frequentemente. C’è chi lo fa di mestiere, scopro. Non avrei mai pensato il mondo delle misure potesse essere così vasto e variegato, però sicuramente da fuori fa sorridere.

Una bicicletta ed un contachilometri li ho. Mi sembra decisamente l’idea migliore, anche perchè in questo modo potrei agevolmente misurare diverse distanze e anche se ci fosse traffico di persone o veicoli lo potrei fare semplicemente. La precisione del mio strumento non sarà la stessa di quello in dotazione ai misuratori IAAF, ma credo di potermi accontentare. La misura avviene per pick-up magnetico in corrispondenza di un raggio, purtroppo solo di uno, il che può comportare una precisione non troppo elevata. La distanza più piccola mostrata dal display è di 10m, mentre la lunghezza della ruota può essere impostata con una precisione di 1cm. Questo significa che non posso attendermi una misura di un chilometro affetta da meno di 10 m di incertezza: non posso neanche avanzare ipotesi sulla distribuzione dell’incertezza dovuta alla visualizzazione non sapendo se la distanza indicata corrisponde a un valore di +/- 5m o di + 0-10m. Con una lunghezza della ruota di poco superiore ai due metri, un chilometro percorso equivale a circa 500 giri di ruota, l’incertezza di 1 cm sulla lunghezza della ruota inciderà quindi sulla visualizzazione della distanza per misure di questo ordine di grandezza e non potrà essere trascurata andrà determinata con precisione. Dovrò calibrare il mio strumento.

Il problema successivo è quindi quello di trovare il chilometro campione. Questo sembra quasi essere il problema principale, cui non riesco a venire a capo. Scarto i cartelli stradali, di dubbia precisione. La cartografia è troppo poco dettagliata e le distanze presenti troppo grandi. Interrogo amici e docenti. Non riesco a venirne a capo. Ho bisogno di un chilometro (o una distanza simile) noto con precisione e, possibilmente, di facile confronto. Il suggerimento arriva dal web: Gmaps Pedometer: un’applicazione pensata proprio per chi corre o pedala e vuole misurare le distanze coperte.  E’ sufficiente cliccare “qui e là” per avere la distanza, facendo riferimento alla cartografia stradale di Google Maps. Cerco un po’ di strade nella zona, il più possibile rettilinee e prive di semafori. Le misure vengono fornite in chilometri, con tanto di quarta cifra decimale (10 cm!). 

Una fredda domenica pomeriggio gonfio le ruote della bicicletta, spolvero il contachilometri, mi armo di penna, matita, fogli, stampa dei percorsi scelti, calcolatrice e parto per la calibrazione. Il procedimento non prevede eccessive ripetizioni di misurazioni o interpolazioni. Decido di eseguire la misura della prima distanza nota utilizzando come lunghezza della ruota quella misurata con un cordino. Successivamente si provvede ad una correzione di questo valore valutando la deviazione dal valore atteso e ad una ripetizione della prova, su un altro percorso. Mi sforzo, mentre pedalo, di mantenere la velocità costante e la traiettoria rettilinea, nonchè di far partire e terminare la misurazione in corrispondenza del centro dell’incrocio che è il punto di riferimento di Gmaps Pedometer, sfruttando ove possibile le strisce pedonali. Ripeto il tutto per quattro volte ottenendo, già alla seconda ripetizione, distanze sempre pari a quella attesa, tranne un caso di sottostima di 10m. Ultimo la calibrazione con un controllo su una distanza maggiore di due chilometri, ottenendo anche in questo caso una sottostima di 10m. Preferisco, comunque, una sottostima ad una sovrastima.

Comincio quindi subito, per minimizzare l’effetto di eventuali ingressi modificanti che potrebbe manifestarsi col trascorrere del tempo, l’attività di misura. Gironzolo per il parco, cercando di tracciare percorsi ad anello dalla lunghezza di semplice memoria. Dopo un’ora ne ho trovati tre da un chilometro e uno da 1700 m che, grazie alla ripetizione di un piccolo anello, può diventare di 2000m. Soddisfatto posso tornare a casa, sapendo che adesso mi aspetta la parte più difficile: percorrerli.

E così ho fatto per un po’, lungo i “miei” due chilometri. Giro dopo giro, partendo sempre dai due alberi e imparando a conoscere ogni buca di quel percorso. Ogni tanto col cronometro, cercando di capire quanti minuti mi servissero per ogni chilometro, quanto fossi incostante giro dopo giro, non senza qualche difficoltà.

La voglia di cambiare ogni tanto percorso, senza dover sempre misurare preventivamente, unita alla necessità di dati più accurati per poter migliorare e affrontare qualcosa di più simile ad un allenamento mi mettono in moto verso nuovi strumenti. Un’offerta oltremanica e chi mi aiuta a sfruttarla fanno il resto e così adesso sperimento le misure che vengono dal cielo o, meglio, dallo spazio. GPS. Tecnologia abbastanza recente, che si diffonde nei settori più disparati, fino al polso di chi corre. Porta con sè un po’ di fonti di errori, comunque controllabili, ma sembra essere affidabile.

Il confronto con la misura fatta qualche mese fa non può che lasciarmi piacevolmente sorpreso: la differenza su un giro è inferiore ai venti metri che desideravo ottenere e ottengo intervalli di confidenza largamente sovrapponibili. La misura del GPS, inoltre, è quella inferiore. Meglio così, dovrò muovermi un po’ di più. 

Mi fornisce anche una valanga di dati questo nuovo giochino. Sicuramente molto nerd. Anche altrettanti grafici. Tra tutti però spicca la simpaticissima immagine, qualche giro solito e qualche nuovo esperimento.

sterrato15-02-2009

Chissà se quest’analisi sarebbe piaciuta a G.G. Sicuramente ho imparato tanto, molto probabilmente più che da qualche incomprensibile lucido. Però lunedì, chiamato a dimostrare di saper qualcosa, mi sono imbattuto in

Esercizio 3

Siete stati assunti dal Consorzio “Sole Giallo” per determinare …

sono convinto che non avrebbe potuto andarmi meglio :-)

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