La sveglia è suonata, anche stamattina. Stanotte era sul pavimento e la cerco con una mano, convincendomi che sì, questa volta volta la rinvierò solamente una volta.
Scivolo dal letto e mi infilo faticosamente in bagno, dove fatico quasi a trovare un’immagine nitida allo specchio. Apro la finestra, istintivamente, per sentire il freddo. Bianco.
L’aria ieri sera era fredda e pungente e qualche cristallo in cielo nel vento lo avevo visto, ma non immaginavo si potesse trasformare, durante il sonno, in coltre bianca. Una rapida colazione, seduto accanto al calorifero, e torno in camera, per cercare guanti e cappello.
Sono già fuori, non penso e attraverso la strada. Ormai è fatta, come dice Jeff. Ma non sento freddo, non sento nulla intorno a me: immagino nelle case intorno quanti bambini siano impegnati nello svuotare calze piene di dolci, guardando fuori dalla finestra i tanti fiocchi bianchi.
Un lento passo dopo l’altro, attenzione alle grate e ai marciapiedi che si intravedono appena. In giro non trovo nessuno e le strade sono bianche, con appena qualche striscia marrone. Le scarpe, oggi, non fanno alcun rumore.
Eccolo, il parco. Oggi sembra più grande, regale, maestoso. Cerco l’albero da cui sono solito partire, faccio attenzione ai cavi che ricordo bene dove sono posati e via. Imparo cosa significa correre sulla neve, nella neve.
Significa che una città così non l’avevo mai vissuta, che una città così esiste. In barba a tutti i detrattori della città come grigio luogo tutto uguale, stamattina svegli tardi e di corsa a controllare la mail.
Significa che lasci perdere tempi e distanze. Corri perchè ti piace, perchè senti l’aria fredda che lava i polmoni. Senti i piedi appena bagnati, mai freddi.
Significa che al parco incontri appena quelli che portano fuori il cane, per portare fuori se stessi e fermarsi con gli altri, quasi cercando lo sguardo ammiccante di reciproca approvazione “Che razza è?” “E’ elegantissimo nei movimenti, l’ho visto saltare. Complimenti.” Qualcuno che scatta qualche foto, che ti scatta qualche foto. Quasi fossi discordante con l’ambiente.
Significa che non c’è alcun rumore se non quello della neve che, per il troppo peso, cade ogni tanto da qualche ramo.
Significa che i densi fiocchi riempiono la faccia e ripartono veloci.
Significa che la natura è immensa e, finalmente, ti senti parte di essa.
Ho corso senza fretta e senza fatica. Mentre pensavo alla neve, sempre così magica e con il suo misterioso potere di far tornare bambini, di fare rivivere sogni e desideri. Scavo nei miei ricordi, cerco la neve in momenti che ho fissato. La prima neve, diciotto anni fa, quando andai con papà a fare a palle di neve, giù nella via.
Non dimenticherò mai la giornata di oggi. Come non ho mai dimenticato quelle prime palle di neve.
