44.44 km
Forse mi ricordo ancora come si fa, d’altronde non è passato tanto tempo. Solo un anno. Le gomme sono sgonfie, la sella leggermente impolverata, nulla però ha cessato di essere pronto, ci potevo contare.
Zaino in spalla e scatto per salire. Già, perchè, quando-si-va-davvero, non si tocca mica per terra. Posizione compatta e dalle gambe distese, parto silenziosamente. Lei, grossa e sicura di sè, comincia a rispondere.
E’ come riprovare un’emozione lontana nel tempo, vrrrrrr lo scorrere sordo del copertone scolpito, che desidera un po’ di terra, sull’asfalto e il leggero ronzio metallico della catena, che desidera una goccia di olio.
Mentre pedalo, silenzioso, nella periferia più estrema della città dove non scorgo nessuno mi ricordo che, come mi sento ripetere ogni giorno, la resistenza aerodinamica va-con-il-quadrato-della-velocità, contro di lei bisogna faticare. E la potenza spesa, quella che si traduce in acido lattico, va con il cubo, della velocità. Sono deviato.
Ritorno rapidamente, osservando i chilometri che aumentano uno dopo l’altro sul contachilometri e, una volta sotto casa, leggo 44,44. Li percorrevo anche qualche anno fa, ma con quasi un migliaio di metri di salita. Sono una polenta.
In cinque anni, d’altronde, i chilometri percorsi sono circa 1400. Negli ultimi due anni meno di 100. Sono un pigro.
martedì, 13 maggio 2008, 01:11