Sondaggi cilecca
Perché, per la seconda volta in due elezioni consecutive, i sondaggi hanno fatto cilecca, sottovalutando, alla vigilia del voto, il risultato del centrodestra e immaginando grandi recuperi dell’ultima ora del partito di Veltroni? Il sociologo Luca Ricolfi (La Stampa) ha ricordato la spiegazione più plausibile. L’errore è dipeso, almeno in parte, dal fatto che molti intervistati non dichiarano la verità sulle proprie intenzioni di voto. È accaduto più o meno quello che accadeva ai tempi della Dc: sottovalutata nei sondaggi e vincente nelle urne. Il punto-chiave riguarda la “rispettabilità sociale”. Molti intervistati, di orientamento di centrodestra, hanno la sensazione che una dichiarazione di voto per uqello schieramento non sia in sintonia con il clima e i messaggi che vedono prevalenti nei mass media. Percepiscono che le cosmopolite èlites sociali (i cui orientamenti hanno una decisiva influenza sul sistema della comunicazione) disapprovano il voto per il centrodestra. La dichiarazione non veritiera diventa quindi un modo per difendere la propria rispettabilità davanti alle suddette èlites e nelle cerchie sociali che quelle èlites influenzano.
All’indomani del volto, Il Sole 24 Ore ha pubblicato una intervista davvero chiarificatrice al direttore generale di una grande cooperativa emiliana (una cooperativa rossa, ovviamente). Quel dirigente ha dichiarato quanto per anni aveva accuratamente celato, ossia il fatto di essere ormai da moltissimo tempo un simpatizzante della Lega Nord. Nel suo caso, in gioco non c’era stata soltanto una questione di “rispettabilità sociale”; c’era stata anche la preoccupazione di non compromettere i propri rapporti professionali con gli enti locali emiliani. Ma il punto resta: ci sono ambienti nei quali le persone politicamente orientate a destra pensano che dichiararlo comporti più o meno le stesse difficoltà che comporta fare “outing” su comportamenti sessuali giudicati eterodossi dalla maggioranza. Da tempo sospetto che ciò accada anche nel mio ambiente professionale, quello universitario. Apparentemente, la sinistra è dominante in Università: la schiacciante maggioranza dei docenti dichiara simpatie “di sinistra”. Ma quanti nascondono il loro vero orientamento? Penso che siano più numerosi di quanto di solito si immagina.
Minoritaria nel Paese, la sinistra possiede ancora un grande atout: il consenso di certe èlites e, per loro tramite, una posizione di favore, non proporzionata alla sua forza elettorale, nel sistema della comunicazione. L’effetto è quello sopra descritto: una diseguale distribuzione di rispettabilità sociale fra centrodestra e centrosinistra con ricadute sugli atteggiamenti che le persone ritengono conveniente assumere in pubblico.
La spiegazione va cercata indietro nel tempo. Si tratta, in sostanza, di una eredità dei tempi del Pci: a partire soprattutto dagli anni Settanta, il partito comunista (il cui gruppo dirigente era davvero di alto profilo) riuscì a conquistare cuori e menti di tanti appartenenti a gruppi stregicamente collocati rispetto al sistema della comunicazione (giornalisti, professori, artisti, magistrati eccetera). Che farà la sinistra quando quell’effetto, come è inevitabile che accada, si esaurirà?
Angelo Panebianco – Corriere della Sera Magazine, 24 aprile 2008
giovedì, 24 aprile 2008, 18:46